Alberione e la Famiglia Paolina
 

Sr. Vittoria Perona
Le Apostoline lo ricordano così
(in "Don Giacomo Alberione, apostolo del nostro tempo", suppl. a 
"Il Cooperatore Paolino", dicembre 1971)

Se accettiamo, come elemento essenziale della vocazione cristiana, la ricerca e l’accettazione, da parte dell’uomo, del piano di Dio su di sé, è immediato rilevare nella vita apostolica di Don Alberione questo stesso elemento in grado eccezionale, sia a livello suo personale, sia applicato al suo stile apostolico. Egli infatti ha orientato migliaia di giovani vite, che in lui hanno trovato un fedele interprete e una guida illuminata, nella percezione della volontà di Dio a loro riguardo.

Ma, come ogni vero orientatore vocazionale, egli non si è mai limitato a consigliare una via piuttosto che un’altra, un apostolato piuttosto che un altro, ma ha cercato di formare nei soggetti la cosiddetta coscienza vocazionaria. E ha sollecitato, in chi forse non ci avrebbe mai pensato, la classica domanda «Signore, che vuoi che io faccia?».

Fin dagli inizi del suo sacerdozio, a soli 24 anni, Don Alberione è stato un formatore di vocazioni, come direttore spirituale dei seminari maggiore e minore di Alba. Il problema delle vocazioni sacerdotali e religiose lo ha interessato profondamente e durante gli esercizi spirituali del 1908-1918, presso vari istituti religiosi, ha studiato la spiritualità dei grandi Ordini religiosi, attingendo alle fonti dei rispettivi maestri. E non è improbabile sia di questo periodo la prima intuizione di fondare, quando l’ora di Dio fosse scoccata, un istituto esclusivamente volto alla promozione e assistenza dei chiamati al sacerdozio e alla vita consacrata, sotto qualunque forma. Questo istituto (denominato «Regina degli apostoli per le vocazioni») sorgerà solo più tardi – le prime professioni sono del 1959 – a Castelgandolfo, per desiderio della S. Sede, espresso in un invito rivolto dal Card. Larraona, nel periodo in cui era Prefetto della Congregazione dei religiosi. La ricerca e la formazione dei suoi figli spirituali sono state le sue prime preoccupazioni: ha sempre voluto in essi gente che incarnasse al suo fianco il carisma ricevuto da Dio, gente innamorata del Maestro divino, del comunicare, attraverso i mezzi del progresso, la sua Parola e il suo messaggio di salvezza. I suoi numerosi viaggi (lunghissimo quello del 1949, quando compì il periplo del mondo) in visita alle case paoline, sono stati uno stimolo potente al suo universalismo pastorale. Di ritorno da uno di essi, scriveva: «Il mondo manca in ogni parte della sua ricchezza: Cristo. Per più di 2 miliardi di uomini (nel 1949) occorrono ancora 1 milione di sacerdoti e religiosi e 3 milioni di suore». Da questo tormento pastorale, caratteristico di S. Paolo tanto che taluni esegeti lo identificano con il «pungolo nella carne» di cui alla 2a lettera ai Corinti, Don Alberione è stato sospinto in tutta la sua esistenza. Ha sentito che, solo nell’unità di tutte le forze del bene, sta la possibilità di risolvere il problema dell’evangelizzazione, e ha formulato tale pensiero in questa frase, che rispecchia l’ideale dell’Istituto «Regina degli Apostoli»: «Tutti i cattolici, con tutti i mezzi, per tutte le vocazioni, per tutti gli apostolati».

Che cosa possiamo concludere, noi Apostoline, come continuatrici di questa sua e nostra Congregazione? «Sarete ‘le suore’», un giorno ci ha detto. L’apostolato per le vocazioni dev’essere una logica conseguenza di una testimonianza tra i giovani, viva per la fede, gioiosa per la speranza, operosa per la carità. Dimostrando che Cristo chiama sempre chi vuole, con dono ineffabile e gratuito, a seguirlo in modo radicale e totale, formeremo insieme la convinzione che ogni persona è chiamata alla santità, e ciascuno ha la sua vocazione-missione nella Chiesa.

Il Primo Maestro (così è chiamato dai membri della Famiglia Paolina) ci ha dato il filone da seguire, soprattutto con le Costituzioni. Per lui l’apostolato delle vocazioni è il cuore del multiforme ed unico apostolato ecclesiale; e non è forse realizzando ciascuno il piano di Dio su di sé, che si realizza il piano salvifico di tutta la comunità umana?

Ma la condizione essenziale, per noi, è questa: essere orientatrici vocazionali dallo spirito ardente e universale, come il Primo Maestro!
   

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