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Raccontare delle Suore di Gesù buon Pastore che
chiameremo Suore Pastorelle, come familiarmente sono conosciute, è
andare sui passi del giovane Alberione, ai primi anni del suo sacerdozio.
Nella Chiesa locale, la sua Diocesi di Alba, don Alberione conosce e vive il
ministero pastorale: il contatto diretto con il popolo di Dio (anche come
vice-parroco a Narzole nel 1907), i diversi ambiti della predicazione,
l’accompagnamento dei seminaristi come padre spirituale, la riflessione
sistematica su ‘una buona e aggiornata cura d’anime’ (Appunti di Teologia
pastorale, 1912) e su “La donna associata al ministero sacerdotale”,
1915). Il senso della Chiesa è lo spazio fecondo di quella intuizione che
dal 1907-1908 don Alberione ha portato nel cuore: la presenza femminile nella
comunità ecclesiale accanto ai pastori; suore che potessero fare
dell’edificazione della comunità cristiana l’opera della propria
missione. Sappiamo che, in questi stessi anni, don Alberione matura, in
prospettiva universalistica, una specifica risposta all’urgenza di ‘fare
qualcosa per gli uomini del nuovo secolo’: che il Vangelo giungesse a tutti,
attraverso la forma della comunicazione strumentale, laboratorio di cultura e
di mentalità che la Chiesa deve saper assumere, per essere oggi dove
l’uomo è oggi, per offrire il mistero eterno di Cristo, per interpretare
il messaggio evangelico con la parola della Chiesa, nel contesto delle
trasformazioni che continuamente si susseguono nella storia. Ma la
strumentalità non dimentica la persona, l’universalità non trascura la
relazionalità interpersonale, l’apostolicità si accompagna alla pastoralità.
Quando il 7 ottobre del 1938 a Genzano (Roma) nasce la Congregazione delle
Suore di Gesù buon Pastore, appare subito chiaro che il compito delle
Pastorelle sarà proprio quello di esprimere il volto di Cristo Pastore che si
fa carne e pone la sua tenda tra l’umanità, conosce ognuno nella sua
singolarità, offre se stesso, perché dal suo sangue nasca il popolo nuovo
radunato nell’unità e nella comunione. Quello che nel linguaggio corrente era
chiamato ‘lo zelo dei pastori’, don Alberione lo affida alle Suore Pastorelle
come responsabilità da condividere nella Chiesa, a partire dalla
partecipazione al ministero pastorale di Cristo in forza del dono carismatico
ricevuto. E’ dunque la Chiesa locale e proprio la parrocchia lo spazio
apostolico delle Pastorelle; parrocchia da considerare, come ricorda
l’Esortazione apostolica Cristifideles laici (1989), espressione
visibile della universalità della comunione ecclesiale, l’ultima
localizzazione della Chiesa e in un certo senso la chiesa stessa che vive in
mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie; non principalmente una
struttura, piuttosto una casa di famiglia, fraterna ed accogliente. (cfr. n.26).
Per le Pastorelle questo vuol dire stare in mezzo al popolo di Dio,
soprattutto nei luoghi più bisognosi di evangelizzazione, scegliendo le realtà
ecclesiali più povere, prossime ad ogni persona, attente ai più deboli, in
ascolto per accogliere la vita e condividere il pane della Parola, come
sorelle per accompagnare nella via della fede, in collaborazione con i pastori
e con i laici, al servizio della comunione ecclesiale. Un esserci, che
vuole essere innanzitutto presenza e compagnia, nella dedizione gratuita e
umile, con uno stile di vita semplice e accogliente, che don Alberione
descriveva come di “madri e sorelle, il cui amore non è un sentimento vago, ma
un amore ben determinato, vero, completo”. Diverse sono le espressioni
apostoliche vissute dalle Pastorelle: il servizio della Parola nella
evangelizzazione e nella catechesi, l’animazione liturgica, la formazione ai
vari livelli e in particolare degli operatori pastorali; in questi ultimi
anni, anche l’affidamento della cura pastorale della parrocchia, come prevede
il CJC al can.517 §2 e la formazione pastorale dei seminaristi. Sempre le
Pastorelle agiscono insieme ai pastori e ai laici, donandosi reciprocamente
stima e fiducia, avendo a cuore il cammino d’insieme della comunità,
condividendo orientamenti, scelte e iniziative; tessendo i fili della
comunione nella testimonianza della fraternità, dell’accoglienza e del
perdono. Don Alberione ha consegnato alle Suore Pastorelle l’icona biblica del
pastore giovanneo (cfr. Gv10,1-18), il Cristo che depone la veste della
divinità, perché di questa il suo gregge possa essere rivestito; e nello
spirito paolino, è il Cristo Verità che svela il volto del Padre, il
Cristo Via che introduce il mistero dell’uomo nel mistero di Dio, il
Cristo Vita che assume su di sé la realtà dei fratelli per offrirla al
Padre. “Gesù buon Pastore e le anime”, sono, come dice don Alberione,
i due amori inseparabili delle Pastorelle, il Cristo nella completezza del
Corpo Mistico. E’ al modo di Maria Madre del buon Pastore che, secondo don
Alberione, le Pastorelle danno forma a questo amore: discepola del Figlio,
accompagna il generarsi della fede nel cuore di chi ascolta; madre presso la
Croce, accoglie i figli della nuova creazione; insieme agli apostoli,
continua la missione del Figlio nell’umile disponibilità al progetto del
Padre. La pastoralità è dunque radicata nella relazione di Cristo Pastore con
il suo popolo; vuol dire conoscere le vie attraverso cui questa relazione si
comunica, vuol dire attenzione ai nuovi linguaggi, ai cambiamenti culturali,
vuol dire discernere verso dove lo Spirito orienta il cammino della Chiesa e
lasciarsi guidare dal buon Pastore, per saper accompagnare i fratelli. Perciò,
è nel loro essere insieme che gli apostoli Pietro e Paolo sono esemplari per
le Pastorelle. Nella Famiglia Paolina, le Suore Pastorelle custodiscono il
senso delle relazioni interpersonali, perla preziosa alla base della
comunicazione mediale, da cui può ricevere grandi vantaggi, ma per la quale si
offre anche come criterio, perché la rete non imprigioni le aspirazioni più
profonde della persona umana, radicate nel Creatore della vita. Proprio per
l’ampiezza che la nozione di pastoralità ha acquisito, diventa sempre più
importante esplicitarne i contenuti per gustarne la ricchezza sia nella
singolarità di ogni Istituto, come nella globalità della Famiglia. È don
Alberione ad offrici la radice feconda su cui insieme crescere: “ La
caratteristica della Famiglia Paolina è proprio quella di avere uno spirito
pastorale e cioè aiutare le anime, sentire l’apostolato e l’apostolato
indirizzato alla salvezza delle anime, indirizzato a rendere sempre più bella
la Chiesa, servirla sempre meglio e quindi cooperare con essa alla salvezza
delle anime, all’edificazione del Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa”.(1)
Oggi le Suore Pastorelle sono 571, presenti con 125 comunità nei 5
continenti, in 18 nazioni. Una piccola presenza seminata nei solchi
dell’umanità, coltivata con la gioia e la speranza di poter consegnare un
giorno al ‘Pastore grande delle pecore’(cfr. Eb 13,20), il popolo che ci ha
affidato e che solo a Lui appartiene, per l’eternità.
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