Alberione e la Famiglia Paolina
 

Sr. M. Cecilia Calabresi, fsp
Le Figlie di San Paolo lo ricordano così
(in "Don Giacomo Alberione, apostolo del nostro tempo", suppl. a 
"Il Cooperatore Paolino", dicembre 1971)

Con la loro fondazione per la prima volta nella storia della Chiesa la donna consacrata veniva lanciata senza complessi nel turbine del mondo: nella visita alle famiglie, nel cinema, nel giornalismo, nell’editoria.

«L’uomo e la donna non devono solo completarsi nella famiglia, ma anche nell’apostolato. Il soprannaturale non distrugge la natura: la eleva, le perfeziona, la sublima».

Questi pensieri che attualmente si calerebbero senza troppa fatica nella mentalità comune, espressi negli anni 1915-20 a un piccolo nucleo embrionale di giovanette, sarebbero stati percepiti come una doccia fredda se chi li esprimeva fosse stata una persona qualunque. Ma si trattava di D. Alberione, il piccolo prete piemontese che portava in cuore l’ansia della Chiesa e dell’umanità tutta.

D. Giacomo Alberione aveva voluto che accanto al ramo maschile – la Pia Società S. Paolo – ci fosse il ramo femminile, «ramoscello retto dalla pianta», come diceva lui: le FIGLIE DI S. PAOLO.

"Sarete apostole della stampa"

Nel 1915, in piena guerra mondiale, riunì in comunità le prime giovani che avevano accolto fiduciosamente e generosamente l’invito di lui: «Sarete apostole della stampa». E intanto si occupava il tempo a confezionare giacche per i soldati. E si era senza casa, senza abito religioso, senza nome specifico, senza fisionomia, in una parola. Ma si aveva fede nel Primo Maestro, e si era disposte a tutto per aderire a un suo desiderio, nonché a una sua direttiva.

Il Primo Maestro, infatti, pur essendo impegnato nella direzione spirituale del Seminario vescovile e nella cura della nascente Pia Società S. Paolo, sapeva trovare il tempo per la formazione della comunità femminile, ossia delle Figlie di S. Paolo.

«Esse – è stato scritto – compresero presto che non bisognava perdere tempo, neppure per chiedere spiegazioni, anche se le loro richieste potevano sembrare legittime, talvolta indispensabili. Si erano donate a Dio e all’apostolato nella sua forma più elevata, attraverso il suo rappresentante. Guidate dal Primo Maestro, aprirono al pubblico un deposito-rivendita di libri e oggetti religiosi, denominato Nuova libreria.

Il Primo Maestro parlò loro della Scuola Tipografica, ove parecchi giovanetti le avevano precedute nell’apostolato. Visitarono la futura Pia Società S. Paolo con vero interesse. Quei ragazzi che erano alle prese col difficile lavoro tipografico, erano i «paolini». Il Primo Maestro spiegò che le due istituzioni erano sorelle, destinate a camminare parallele e in certi punti a completarsi a vicenda, pur costituendo due organizzazioni completamente distinte... E a conclusione propose un’altra conquista: l’inizio della scuola tipografica femminile sul tipo di quella maschile, appena una delle giovani avesse conseguito il diploma di abilitazione magistrale. S’iniziò la prima sala di apostolato per i lavori di piegatura, cucitura, confezione in pacchi del Catechismo di Pio X, che la Scuola Tipografica (così si denominava allora la Pia Società S. Paolo) stampava senza interruzione.

Nel 1922 il Primo Maestro invitò nove delle Figlie di S. Paolo, che egli aveva adeguatamente preparato al passo, ad emettere privatamente i voti religiosi, e pose alla direzione della nascente Congregazione Sr. TERESA MERLO che assunse il nome della prima discepola di S. Paolo: TECLA, ora Serva di Dio che riposa nella sottocripta del Santuario alla Regina degli Apostoli, di fronte a D. Alberione. E che la scelta fosse stata indovinata l’ha dimostrato il saggio governo di lei nell’arco di oltre quarant’anni.

Il suo esempio e la sua bontà (D. Alberione scriveva mentre la Serva di Dio era ancora in vita) operano assai più che l’autorità: sa conciliare la soavità con la decisione, la prudenza con la fortezza. Ed è così che le Figlie di S. Paolo crescono di numero, di Case, di iniziative...». Se a una Figlia di S. Paolo si rivolgesse a bruciapelo la domanda: qual è il segreto della riuscita in un apostolato completamente nuovo che veniva giudicato non confacente alla natura della donna? essa non potrebbe rispondere che questo: la docilità alle direttive del Primo Maestro, la fede nelle sue parole: «La confezione e la diffusione del Vangelo è vostra missione specifica – aveva detto D. Alberione nel lontano 1924 allorché le prime Figlie di S. Paolo ebbero la gioia di confezionare le prime copie del Vangelo. E continuò: – Verrà un giorno non lontano in cui diffonderete a migliaia e a milioni di copie il Vangelo, a popoli di ogni nazione e di ogni lingua».

Statistiche del 1931

E che il giorno non lontano fosse già venuto nel luglio 1931, lo dimostra la relazione che il Primo Maestro inviò alla S. Sede, dietro espressa richiesta della S. Congregazione dei Religiosi:

«Le Figlie di S. Paolo hanno visitato in questi anni quasi tutte le Parrocchie di 246 diocesi: ne diamo elenco... Da buon numero di Vescovi sono state benevolmente incoraggiate, e hanno avuto insistenze perché visitassero le parrocchie della diocesi...

«I frutti di questo apostolato sono stati copiosi. Ne ricordiamo alcuni: i periodici morali-religiosi della Pia Società S. Paolo hanno ora complessivamente un milione e trecentomila abbonati e lettori; sono circa tremila le biblioteche parrocchiali fondate; oltre seicento bollettini parrocchiali vengono stampati e diffusi; i Vangeli, le Lettere di S. Paolo, la Vita di Gesù oltrepassano il milione di copie; le Bibbie per le famiglie sono circa cinquantamila, e quattro nuove edizioni sono in corso di stampa. Ogni anno seicentomila volumi di Vite di Santi entrano nelle famiglie; parecchi Vescovi si sono serviti delle Figlie di S. Paolo per conoscere la propaganda protestante e per ritirare i libri da essi diffusi, mentre che fra opuscoli, fogli, libri diretti a smascherare la propaganda protestante in questo primo semestre 1931 si è oltrepassato le cinquecentomila copie. Questo piccolo bene che si vorrebbe moltiplicare secondo gli immensi bisogni presenti, in parte notevolissima è merito e frutto dell’apostolato assai faticoso delle Figlie di S. Paolo, che hanno rivestito lo stesso spirito della Pia Società S. Paolo: diffondono la dottrina della Chiesa col mezzo della stampa» (E ora aggiungerebbe: «coi mezzi di comunicazione sociale»).

Missionarie della metropoli

Una Figlia di S. Paolo racconta: «Stavamo facendo la propaganda a domicilio in un paese, allorché una donna ci si buttò al collo in un trasporto di gioia: «Se sono viva, lo devo a lei, ossia al libro che lei mi lasciò nel 1944. In un momento di disperazione, avevo deciso di togliermi la vita: salita in solaio, stavo cercando una corda in un cassetto con intenzione di impiccarmi. Ma, con la corda, mi capitò tra le mani, carico di polvere, il libro che lei mi lasciò: I primi nove venerdì. Lo aprii a caso, lessi qualche pagina. Un episodio mi commosse e mi cambiò le idee. Abbandonai il proposito del suicidio; lessi ancora. Constatai il disordine della mia vita; e tornai a Dio... Suore, date a piene mani di questi libri!».

Un episodio simile è quello di un padre che con la rivoltella in mano stava per scaricarla sul figlio ammalato e riversarla poi sulla moglie e su se stesso, quando fu... disturbato dalle Suore che portarono un foglietto di «Fate Pasqua», il quale determinò l’uomo a cambiare vita e fidarsi della Provvidenza.

Nel 1940 a Candela di Foggia le Suore esortarono una donna a fare l’abbonamento a «Famiglia Cristiana», contro la volontà del marito. L’anno successivo le Suore temevano che quel signore le scacciasse sgarbatamente, allorché lo videro sulla porta. Invece le chiamò: «Famiglia Cristiana mi ha fatto tanto del bene. Ora ho raccolto altri dodici abbonamenti tra i miei compagni di lavoro: ecco gli indirizzi. E... grazie del bene che ci fate». A New York, in Giappone, in India, in Brasile gli episodi di conversioni legate alla lettura del libro dato dalle Suore sono innumerevoli, e uno più commovente dell’altro. Ma gli episodi più caratteristici sono quelli annessi alla lettura del S. Vangelo. Sr. Giuseppa Panarello, ora missionaria in Africa, ci racconta un episodio del 1955, tra le saline di Macchiareddu, a 9 chilometri da Cagliari: «Ci si era sconsigliato di avvicinare gli operai delle saline perché abbrutiti dalla miseria e dal lavoro. Ma ripromettendoci di fare un po’ di bene, ci andammo. Era possibile avvicinarli solo nel breve intervallo tra un carico e l’altro dei vagoncini di sale. Comunque, ne avvicinammo qualcuno, ci interessammo delle loro cose e disponemmo tutto per una "Festa del Vangelo" tra loro. Avemmo la gioia di distribuire qualche centinaio di copie del S. Vangelo e aiutarli a riaccostarsi ai Sacramenti quasi tutti. Notammo uno che se ne stava in disparte taciturno e con lo sguardo truce. Alla nostra domanda rispose che non aveva soldi per pagarlo. Glielo lasciammo gratis, ma a un patto: che lo avrebbe letto. Promise. Non avremmo mai potuto sapere se avesse mantenuto la promessa se la moglie, nell’anno successivo, non l’avesse svelato alla suora propagandista che passò a casa sua: "Suora, da quando mio marito lesse il Vangelo che gli regalaste alle saline, si è trasformato: non si ubriaca più, né mi picchia come invece faceva prima e va in chiesa tutte le domeniche"».

Un signore del Texas

E che il Primo Maestro formasse le sue figlie a uno spirito missionario, ce lo dimostra anche questo brano autobiografico:

«Nel martedì di Pasqua arrivammo cariche di pacchi in un ridente paesino, precedute da una ventina di ragazzi che ci facevano da staffetta nell’accompagnarci alla canonica. Avevo 18 anni, ed era il primo giro di propaganda che facevo con una caposquadra poco più anziana di me. Vedendoci arrivare la perpetua ci gridò di andarcene, "ché non avevano tempo da perdere...". Chiedemmo del Parroco, ma ci disse che non c’era e che tanto lei sapeva che anche lui ci avrebbe mandato via. Girammo tutto il giorno nelle frazioni vicine. A sera tornammo a domandare di parlare col Parroco; nell’attesa andammo in chiesa a pregare... Non vedevo l’ora di trovarmi sola con Gesù; di passare in rassegna davanti a Lui le impressioni della giornata; di parlargli delle persone che avevo incontrato e di raccomandargli di fecondare i libri diffusi, le parole ascoltate e dette...

«La mia preghiera era aperta alla confidenza, quando venne ancora la perpetua a dirci che il Parroco ci avrebbe ascoltato, ma dopo cena, e che "un piatto di minestra ce lo avrebbero dato, se fosse avanzato".

«Le parole suonavano così, anche se sotto forse intendevano altro. La mia mente corse a casa mia dove i miei familiari a quell’ora stavano cenando, con la mensa ben imbandita. Se fosse capitato qualcuno, l’avrebbero fatto mangiare con loro, dando anche del meglio... E io avrei mangiato una minestra, se fosse avanzata... Ah, no – mi dissi – non posso continuare. Se i miei lo sapessero, verrebbero subito a prendermi... Alzai gli occhi verso il Tabernacolo e piansi. Mi parve percepire netta una voce: "Hai scelto di essere missionaria tra le Figlie di S. Paolo, e ti smarrisci per tanto poco? Hai il coraggio di lamentarti, mentre un fiume di stampa cattiva mi strappa tante anime? E non ricordi come il Primo Maestro ha detto che una Figlia di S. Paolo deve portare in cuore le ansie del mondo intero ed essere disposta a tutto per salvare anche una sola anima?...".

«Fu la vittoria completa... Quella sera avemmo poi vitto e alloggio. E io proposi di non preoccuparmi mai più del come e del dove sarei andata a mangiare o a dormire; ma pensare di arrivare a quante più anime mi fosse stato possibile. Sono passati 14 anni di ininterrotta propaganda; e posso affermare che non mi è mai mancato nulla, e che ho anzi gustato tante tante soddisfazioni apostoliche nei giri di propaganda a domicilio».

Quante persone e quante volte hanno avuto espressioni analoghe a quelle che ebbe un signore del Texas nel 1953, entrando in una libreria delle Figlie di S. Paolo: «Finalmente è sorto nella Chiesa un istituto che fa per noi. Vi sono tanti asili, tanti orfanotrofi, ospedali per accogliere malati di ogni genere, ricoveri per vecchi, istituti per la gioventù... ma per noi che siamo sani di corpo, ma spesso malati di spirito non c’era ancora un Istituto... Non c’erano suore che venissero nelle nostre case, nelle carceri, negli ospedali, nelle scuole a portare la Parola di Dio come fate voi. Voi siete state fondate per i bisogni dell’uomo moderno: siate benedette voi e il vostro Fondatore!».
   

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