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Con
la loro fondazione per la prima volta nella storia della Chiesa la donna
consacrata veniva lanciata senza complessi nel turbine del mondo: nella visita
alle famiglie, nel cinema, nel giornalismo, nell’editoria.
«L’uomo
e la donna non devono solo completarsi nella famiglia, ma anche nell’apostolato.
Il soprannaturale non distrugge la natura: la eleva, le perfeziona, la sublima».
Questi
pensieri che attualmente si calerebbero senza troppa fatica nella mentalità
comune, espressi negli anni 1915-20 a un piccolo nucleo embrionale di
giovanette, sarebbero stati percepiti come una doccia fredda se chi li
esprimeva fosse stata una persona qualunque. Ma si trattava di D. Alberione,
il piccolo prete piemontese che portava in cuore l’ansia della Chiesa e dell’umanità
tutta.
D.
Giacomo Alberione aveva voluto che accanto al ramo maschile – la Pia
Società S. Paolo – ci fosse il ramo femminile, «ramoscello retto dalla
pianta», come diceva lui: le FIGLIE DI S. PAOLO.
"Sarete
apostole della stampa"
Nel
1915, in piena guerra mondiale, riunì in comunità le prime giovani che
avevano accolto fiduciosamente e generosamente l’invito di lui: «Sarete
apostole della stampa». E intanto si occupava il tempo a confezionare giacche
per i soldati. E si era senza casa, senza abito religioso, senza nome
specifico, senza fisionomia, in una parola. Ma si aveva fede nel Primo
Maestro, e si era disposte a tutto per aderire a un suo desiderio, nonché a
una sua direttiva.
Il
Primo Maestro, infatti, pur essendo impegnato nella direzione spirituale del
Seminario vescovile e nella cura della nascente Pia Società S. Paolo, sapeva
trovare il tempo per la formazione della comunità femminile, ossia delle
Figlie di S. Paolo.
«Esse
– è stato scritto – compresero presto che non bisognava perdere tempo,
neppure per chiedere spiegazioni, anche se le loro richieste potevano sembrare
legittime, talvolta indispensabili. Si erano donate a Dio e all’apostolato
nella sua forma più elevata, attraverso il suo rappresentante. Guidate dal
Primo Maestro, aprirono al pubblico un deposito-rivendita di libri e oggetti
religiosi, denominato Nuova libreria.
Il
Primo Maestro parlò loro della Scuola Tipografica, ove parecchi giovanetti le
avevano precedute nell’apostolato. Visitarono la futura Pia Società S.
Paolo con vero interesse. Quei ragazzi che erano alle prese col difficile
lavoro tipografico, erano i «paolini». Il Primo Maestro spiegò che le due
istituzioni erano sorelle, destinate a camminare parallele e in certi punti a
completarsi a vicenda, pur costituendo due organizzazioni completamente
distinte... E a conclusione propose un’altra conquista: l’inizio della
scuola tipografica femminile sul tipo di quella maschile, appena una delle
giovani avesse conseguito il diploma di abilitazione magistrale. S’iniziò
la prima sala di apostolato per i lavori di piegatura, cucitura, confezione in
pacchi del Catechismo di Pio X, che la Scuola Tipografica (così si denominava
allora la Pia Società S. Paolo) stampava senza interruzione.
Nel
1922 il Primo Maestro invitò nove delle Figlie di S. Paolo, che egli aveva
adeguatamente preparato al passo, ad emettere privatamente i voti religiosi, e
pose alla direzione della nascente Congregazione Sr. TERESA MERLO che assunse
il nome della prima discepola di S. Paolo: TECLA, ora Serva di Dio che riposa
nella sottocripta del Santuario alla Regina degli Apostoli, di fronte a D.
Alberione. E che la scelta fosse stata indovinata l’ha dimostrato il saggio
governo di lei nell’arco di oltre quarant’anni.
Il
suo esempio e la sua bontà (D. Alberione scriveva mentre la Serva di Dio era
ancora in vita) operano assai più che l’autorità: sa conciliare la
soavità con la decisione, la prudenza con la fortezza. Ed è così che le
Figlie di S. Paolo crescono di numero, di Case, di iniziative...». Se a una
Figlia di S. Paolo si rivolgesse a bruciapelo la domanda: qual è il segreto
della riuscita in un apostolato completamente nuovo che veniva giudicato non
confacente alla natura della donna? essa non potrebbe rispondere che questo:
la docilità alle direttive del Primo Maestro, la fede nelle sue parole: «La
confezione e la diffusione del Vangelo è vostra missione specifica – aveva
detto D. Alberione nel lontano 1924 allorché le prime Figlie di S. Paolo
ebbero la gioia di confezionare le prime copie del Vangelo. E continuò: –
Verrà un giorno non lontano in cui diffonderete a migliaia e a milioni di
copie il Vangelo, a popoli di ogni nazione e di ogni lingua».
Statistiche
del 1931
E
che il giorno non lontano fosse già venuto nel luglio 1931, lo dimostra la
relazione che il Primo Maestro inviò alla S. Sede, dietro espressa richiesta
della S. Congregazione dei Religiosi:
«Le
Figlie di S. Paolo hanno visitato in questi anni quasi tutte le Parrocchie di
246 diocesi: ne diamo elenco... Da buon numero di Vescovi sono state
benevolmente incoraggiate, e hanno avuto insistenze perché visitassero le
parrocchie della diocesi...
«I
frutti di questo apostolato sono stati copiosi. Ne ricordiamo alcuni: i
periodici morali-religiosi della Pia Società S. Paolo hanno ora
complessivamente un milione e trecentomila abbonati e lettori; sono circa
tremila le biblioteche parrocchiali fondate; oltre seicento bollettini
parrocchiali vengono stampati e diffusi; i Vangeli, le Lettere di S. Paolo, la
Vita di Gesù oltrepassano il milione di copie; le Bibbie per le famiglie sono
circa cinquantamila, e quattro nuove edizioni sono in corso di stampa. Ogni
anno seicentomila volumi di Vite di Santi entrano nelle famiglie; parecchi
Vescovi si sono serviti delle Figlie di S. Paolo per conoscere la propaganda
protestante e per ritirare i libri da essi diffusi, mentre che fra opuscoli,
fogli, libri diretti a smascherare la propaganda protestante in questo primo
semestre 1931 si è oltrepassato le cinquecentomila copie. Questo piccolo bene
che si vorrebbe moltiplicare secondo gli immensi bisogni presenti, in parte
notevolissima è merito e frutto dell’apostolato assai faticoso delle Figlie
di S. Paolo, che hanno rivestito lo stesso spirito della Pia Società S.
Paolo: diffondono la dottrina della Chiesa col mezzo della stampa» (E ora
aggiungerebbe: «coi mezzi di comunicazione sociale»).
Missionarie
della metropoli
Una
Figlia di S. Paolo racconta: «Stavamo facendo la propaganda a domicilio in un
paese, allorché una donna ci si buttò al collo in un trasporto di gioia: «Se
sono viva, lo devo a lei, ossia al libro che lei mi lasciò nel 1944. In un
momento di disperazione, avevo deciso di togliermi la vita: salita in solaio,
stavo cercando una corda in un cassetto con intenzione di impiccarmi. Ma, con
la corda, mi capitò tra le mani, carico di polvere, il libro che lei mi
lasciò: I primi nove venerdì. Lo aprii a caso, lessi qualche pagina.
Un episodio mi commosse e mi cambiò le idee. Abbandonai il proposito del
suicidio; lessi ancora. Constatai il disordine della mia vita; e tornai a
Dio... Suore, date a piene mani di questi libri!».
Un
episodio simile è quello di un padre che con la rivoltella in mano stava per
scaricarla sul figlio ammalato e riversarla poi sulla moglie e su se stesso,
quando fu... disturbato dalle Suore che portarono un foglietto di «Fate
Pasqua», il quale determinò l’uomo a cambiare vita e fidarsi della
Provvidenza.
Nel
1940 a Candela di Foggia le Suore esortarono una donna a fare l’abbonamento
a «Famiglia Cristiana», contro la volontà del marito. L’anno successivo
le Suore temevano che quel signore le scacciasse sgarbatamente, allorché lo
videro sulla porta. Invece le chiamò: «Famiglia Cristiana mi ha fatto
tanto del bene. Ora ho raccolto altri dodici abbonamenti tra i miei compagni
di lavoro: ecco gli indirizzi. E... grazie del bene che ci fate». A New York,
in Giappone, in India, in Brasile gli episodi di conversioni legate alla
lettura del libro dato dalle Suore sono innumerevoli, e uno più commovente
dell’altro. Ma gli episodi più caratteristici sono quelli annessi alla
lettura del S. Vangelo. Sr. Giuseppa Panarello, ora missionaria in Africa, ci
racconta un episodio del 1955, tra le saline di Macchiareddu, a 9 chilometri
da Cagliari: «Ci si era sconsigliato di avvicinare gli operai delle saline
perché abbrutiti dalla miseria e dal lavoro. Ma ripromettendoci di fare un po’
di bene, ci andammo. Era possibile avvicinarli solo nel breve intervallo tra
un carico e l’altro dei vagoncini di sale. Comunque, ne avvicinammo
qualcuno, ci interessammo delle loro cose e disponemmo tutto per una
"Festa del Vangelo" tra loro. Avemmo la gioia di distribuire qualche
centinaio di copie del S. Vangelo e aiutarli a riaccostarsi ai Sacramenti
quasi tutti. Notammo uno che se ne stava in disparte taciturno e con lo
sguardo truce. Alla nostra domanda rispose che non aveva soldi per pagarlo.
Glielo lasciammo gratis, ma a un patto: che lo avrebbe letto. Promise. Non
avremmo mai potuto sapere se avesse mantenuto la promessa se la moglie, nell’anno
successivo, non l’avesse svelato alla suora propagandista che passò a casa
sua: "Suora, da quando mio marito lesse il Vangelo che gli regalaste alle
saline, si è trasformato: non si ubriaca più, né mi picchia come invece
faceva prima e va in chiesa tutte le domeniche"».
Un
signore del Texas
E
che il Primo Maestro formasse le sue figlie a uno spirito missionario, ce lo
dimostra anche questo brano autobiografico:
«Nel
martedì di Pasqua arrivammo cariche di pacchi in un ridente paesino,
precedute da una ventina di ragazzi che ci facevano da staffetta nell’accompagnarci
alla canonica. Avevo 18 anni, ed era il primo giro di propaganda che facevo
con una caposquadra poco più anziana di me. Vedendoci arrivare la perpetua ci
gridò di andarcene, "ché non avevano tempo da perdere...".
Chiedemmo del Parroco, ma ci disse che non c’era e che tanto lei sapeva che
anche lui ci avrebbe mandato via. Girammo tutto il giorno nelle frazioni
vicine. A sera tornammo a domandare di parlare col Parroco; nell’attesa
andammo in chiesa a pregare... Non vedevo l’ora di trovarmi sola con Gesù;
di passare in rassegna davanti a Lui le impressioni della giornata; di
parlargli delle persone che avevo incontrato e di raccomandargli di fecondare
i libri diffusi, le parole ascoltate e dette...
«La
mia preghiera era aperta alla confidenza, quando venne ancora la perpetua a
dirci che il Parroco ci avrebbe ascoltato, ma dopo cena, e che "un piatto
di minestra ce lo avrebbero dato, se fosse avanzato".
«Le
parole suonavano così, anche se sotto forse intendevano altro. La mia mente
corse a casa mia dove i miei familiari a quell’ora stavano cenando, con la
mensa ben imbandita. Se fosse capitato qualcuno, l’avrebbero fatto mangiare
con loro, dando anche del meglio... E io avrei mangiato una minestra, se fosse
avanzata... Ah, no – mi dissi – non posso continuare. Se i miei lo
sapessero, verrebbero subito a prendermi... Alzai gli occhi verso il
Tabernacolo e piansi. Mi parve percepire netta una voce: "Hai scelto di
essere missionaria tra le Figlie di S. Paolo, e ti smarrisci per tanto poco?
Hai il coraggio di lamentarti, mentre un fiume di stampa cattiva mi strappa
tante anime? E non ricordi come il Primo Maestro ha detto che una Figlia di S.
Paolo deve portare in cuore le ansie del mondo intero ed essere disposta a
tutto per salvare anche una sola anima?...".
«Fu
la vittoria completa... Quella sera avemmo poi vitto e alloggio. E io proposi
di non preoccuparmi mai più del come e del dove sarei andata a mangiare o a
dormire; ma pensare di arrivare a quante più anime mi fosse stato possibile.
Sono passati 14 anni di ininterrotta propaganda; e posso affermare che non mi
è mai mancato nulla, e che ho anzi gustato tante tante soddisfazioni
apostoliche nei giri di propaganda a domicilio».
Quante
persone e quante volte hanno avuto espressioni analoghe a quelle che ebbe un
signore del Texas nel 1953, entrando in una libreria delle Figlie di S. Paolo:
«Finalmente è sorto nella Chiesa un istituto che fa per noi. Vi sono tanti
asili, tanti orfanotrofi, ospedali per accogliere malati di ogni genere,
ricoveri per vecchi, istituti per la gioventù... ma per noi che siamo sani di
corpo, ma spesso malati di spirito non c’era ancora un Istituto... Non c’erano
suore che venissero nelle nostre case, nelle carceri, negli ospedali, nelle
scuole a portare la Parola di Dio come fate voi. Voi siete state fondate per i
bisogni dell’uomo moderno: siate benedette voi e il vostro Fondatore!».
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